Ritorna la rabbia di Maynard e compagni che dopo una lunga assenza (cinque anni di travaglio prima di dare vita all’entusiasmante seguito di Lateralus) e dopo i dischi realizzati dai bravissimi A Perfect Circle, fanno proprie le psicosi degli album precedenti, dall’oscuro Aenima al penultimo Lateralus e riuscono al tempo stesso a finalizzare un progetto tanto caratterizzato dalle stesse quanto moderno nelle architetture melodiche.
Gli undici brani di 10.000 Days, uno più entusiasmante dell’altro prefigurano un viaggio nella profonda dimensione tooliana, con gli agenti mentali claustrofobici, la psichedelia di suoni e immagini e alcune chicche; tra cui spicca “Lipan Conjuring” una sorta di canto sciamanico, dagli scenari lunari, ripreso più avanti in “Intension”. Molto "vecchio stampo" le tracce iniziali contaminate da allucinazioni acustiche che non si scostano dalla forma consueta, ma dimostrano una notevole evoluzione nei suoni. Il manifesto del post-metal ha ancora un suo degno inteprete, i TOOL!
Daft|punkino
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