
PERUGIA – Ci sarebbe il capo della struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture, Ercole Incalza, dietro l'acquisto di una casa in via Gianturco a Roma, in parte pagata - secondo i magistrati di Perugia che indagano sulla cricca degli appalti – con i fondi neri dell’imprenditore Diego Anemone.
L’abitazione, cinque camere vicino a piazzale Flaminio, fu comprata ufficialmente per 390mila euro dal genero di Incalza nel 2004. Ma secondo gli inquirenti, la casa fu pagata molto di più, con altri 520mila euro in assegni che l’architetto Zampolini, collaboratore di Anemone, consegnò al venditore.
«E' una vicenda che mi lascia assolutamente tranquillo»: così l’ingegner Ercole Incalza, capo della struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture, ha commentato la notizia del presunto acquisto di un appartamento di via Emanuele Gianturco a Roma, in parte pagato – secondo i magistrati di Perugia che indagano sulla cricca degli appalti – con i fondi neri dell’imprenditore Diego Anemone. Lo ha fatto in una nota diffusa dal suo legale, l'avvocato Titta Madia.
«Se mai sarò chiamato a spiegarla – ha detto ancora Incalza - fornirò tutti i chiarimenti necessari alle autorità competenti».
{affiliatetextads 1,,_plugin}Alla fine degli anni Novanta, Incalza, come ex amministratore delegato della Tav, venne coinvolto, e poi prosciolto, nell’ inchiesta condotta sempre dalla procura di Perugia sulla cosiddetta Tangentopoli due. Un presunto giro di mazzette per l'assegnazione di lavori per grandi opere, in particolare del Gruppo Ferrovie e dell’Eni, che ruotava intorno ala figura del banchiere Pierfrancesco Pacini Battaglia.
«Per Incalza – ha sottolineato l’avvocato Madia – ci sono stati 14 proscioglimenti e mai una condanna. Un vero e proprio record-man».
fonte: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=334443&IDCategoria=1

