Nichi Vendola ha affidato al presidente della conferenza delle Regioni, Vasco Errani, il compito di verificare se è possibile stralciare dal piano di rientro triennale da 450 milioni per coprire il disavanzo della sanità la richiesta, formalizzata dai tecnici dei ministeri dell’Economia e della Sanità, di bloccare il processo di internalizzazione dei lavoratori ausiliari della sanità. Errani sta cercando di trovare una soluzione diplomatica, attraverso contatti con il ministro delle Regioni Raffaele Fitto. Ma sulla qualità dei risultati che potranno venire dal lavoro diplomatico nessuno è disposto a scommettere. Vendola però non vuole aprire una partita politica quando gli ambasciatori sono ancora al lavoro e ieri non ha rilasciato dichiarazioni a proposito del blocco delle internalizzazione.
La settimana scorsa però aveva sostanzialmente considerato come un ricatto ogni richiesta che esulasse dagli aspetti tecnico-contabili nella redazione del piano di rientro. Ed è chiaro che il governo regionale considera come politica e non contabile la richiesta del blocco delle internalizzazioni.
Pelillo ha sottolineato che la giunta Vendola «ha scommesso molto sulla lotta al precariato ed è complicato rinunciare ad una scelta di fondo. Adesso, comunque siamo concentrati sul passaggio della manovra di bilancio, che è una condizione per il piano di rientro. Cerchiamo con il concorso di tutti, anche dell'opposizione, di chiudere al meglio questo punto per poi sederci al tavolo romano e trovare la soluzione migliore», ha concluso.
Il piano da 450 milioni di euro è stato costruito attraverso tagli (2.200 posti letto in meno), chiusure di piccoli ospedali (18 in Puglia, di cui 7 nel Grande Salento), introduzione del ticket di un euro su ogni ricetta farmaceutica (si prevede un incasso di 80 milioni di euro in tre anni), blocco totale del turn over dei lavoratori che andranno in pensione sino al 2012. Ai risparmi sulla spesa la Regione ha dovuto aggiungere 105 milioni di euro prelevati dal bilancio ordinario (l’assenso al trasferimento è di competenza del Consiglio regionale che in queste ore sta discutendo la manovra di assestamento e di prima variazione di bilancio) per evitare l’aumento dell’Irpef e dell’imposta regionale sulla benzina.
I 105 milioni sono stati reperiti attraverso emendamenti del governo regionale al disegno di legge di variazione. Quarantacinque milioni erano stati destinati a finanziare un fondo di svalutazione dei crediti, 60 facevano parte di una posta di 120 milioni che la Regione voleva destinare come anticipazione al finanziamento del Par-Fas (Fondo per le aree sottoutilizzate) ora bloccato. La firma del piano di rientro dovrà avvenire entro domani 29 luglio. Si tratta di una scelta indifferibile per la Puglia. Che, nel caso non firmasse perderebbe 500 milioni di euro del fondo sanitario.
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