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I luoghi da visitare

Grotta delle Veneri a Parabita

Poco più di 2 km a Nord-Ovest di Parabita, all’interno di un uliveto in localitàTufara” si apre Grotta delle Veneri, che prende il nome dalle due statuine femminili paleolitiche in osso rinvenute negli anni Sessanta del secolo scorso. L’ampia cavità naturale di origine carsica, nota già prima del rinvenimento delle Veneri col nome “Grotta Nicola Fazzu” (n. 595 del Catasto delle Grotte di Puglia), si sviluppa per una lunghezza complessiva di oltre un centinaio di metri nei calcari Cretacei della formazione di Melissano.

Le prime indagini archeologiche sistematiche seguite al rinvenimento delle Veneri permisero di definire le sequenze stratigrafiche della cavità e le cronologie della frequentazione preistorica. Successivamente si registrò l’ eccezionale scoperta di una sepoltura del Paleolitico Superiore databile tra i 35.000 e i 10.000 anni fa, purtroppo intaccata dalle numerose buche neolitiche scavate probabilmente a scopo di culto. Nonostante tale attività abbia comportato l’asportazione dei crani e degli arti superiori dei defunti, fu tuttavia possibile mettere in luce i resti scheletrici di un uomo e una donna della specie Cro-Magnon e parte del loro corredo funerario costituito da un ciottolo e una scheggia di selce tinti d’ocra e 29 canini di cervo forati.

{affiliatetextads 1,,_plugin}Fatto eccezionale che connota i depositi di Grotta delle Veneri è stato il ritrovamento durante le successive campagne di scavo di oltre 400 manufatti d’arte su pietra e su frammenti d’osso. I reperti di arte mobiliare presentano una decorazione geometrica con motivi formati dal combinarsi di pochi moduli base rigidamente lineari e rettilinei: si tratta soprattutto di fasci di linee parallele, bande tratteggiate, motivi scalariformi, a reticolo racchiuso in larghe bande o libero, meandri e motivi a nastro curvilineo. La decorazione geometrica tende spesso a coprire totalmente almeno una faccia del supporto, estendendosi sui bordi e su parte almeno della faccia opposta, e talvolta tra le incisioni si conservano tracce d’ocra. La rottura ab antiquo della maggior parte delle pietre e delle ossa potrebbe essere un fatto intenzionale, legato forse a manifestazioni rituali. L’analisi dei numerosi manufatti rinvenuti, lo studio delle successioni di industrie litiche riferibili alle differenti fasi del Paleolitico e degli oltre 18.000 frammenti ceramici compresi tra una fase avanzata del Neolitico antico e la prima età del Bronzo (cui si aggiungono anche reperti d’età storica), hanno permesso di ricostruire la lunga storia delle frequentazioni della cavità, che appare uno dei più significativi giacimenti preistorici della Puglia.

http://www.leveneridiparabita.it

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